“Abbiamo imparato a volare come gli uccelli
abbiamo imparato a nuotare come i pesci
ma non abbiamo ancora imparato
a vivere insieme come fratelli”

Novembre 2014 – Forse l’Italia non è un paese per stranieri. Forse neanche per vecchi. In realtà neanche i giovani ci stanno troppo bene. A pensarci bene anche gli operai, gli insegnanti e gli studenti vorrebbero ribellarsi.
Me ne stavo seduta comodamente in poltrona mentre il telegiornale passava le immagini dell’ennesimo sbarco di africani. Dietro la grata di un centro di accoglienza siciliano ragazzi e uomini con gli sguardi lucidi e smarriti se ne stavano in piedi con i loro sacchetti di plastica tra le mani. Miseri bagagli di un’intera esistenza. Giovani con gli occhi che pareva avessero già visto tutto. Ma poi ridevano: avevano gareggiato, come in una staffetta, contro la morte e l’avevano battuta. Qualunque cosa sarebbe arrivata dopo, loro ce l’avevano fatta e il dopo sarebbe stato nulla in confronto. Centinaia, migliaia di persone dirette verso chissà quale terra promessa, alla ricerca del proprio posto in questo deserto sovrappopolato che è il mondo.
(altro…)