«Il problema non è la disabilità, il problema sono quelli che pensano che la disabilità sia un problema».
Nei giorni scorsi in Sardegna una donna ha ucciso i due figli disabili. Si chiamavano Paolo e Claudio Calledda e avevano 42 anni. Non starò qui a fare anch’io l’inutile cronistoria del perchè e del percome sia accaduto, né tantomeno a dare giudizi. Mi pare ingiusto cercare colpe, se proprio vogliamo individuare un responsabile è – anche – la latitanza di uno Stato che abbandona certe famiglie ai loro drammi privati, probabilmente perchè su quelle non si costruiscono fortune politiche.
L’Italia ha un lato oscuro che si chiama sfruttamento. E’ la realtà di centinaia di migliaia di esseri umani, che si muovono in bilico in una società fortemente corrotta, una popolazione di invisibili che vive una situazione di iper-sfruttamento tenuta abilmente nascosta alla vista. E’ l’Italia dei braccianti e loro sono i nostri nuovi schiavi.
La prima volta che ascoltai un demo dei Gugoon Shaff mi venne in mente il viaggio, il profumo di terre lontane, paesaggi notturni, dune nel deserto, vento caldo e fiori lunari. E se quello era stato un viaggio, questo primo album della band bresciana è un volo intercontinentale dove all’inizio ti gira un po’ la testa, ma poi al secondo ascolto tutto quadra e torna ad assumere le giuste proporzioni, ritrovando la quadratura e il suo posto perfetto tra le cose.
“Abbiamo imparato a volare come gli uccelli abbiamo imparato a nuotare come i pesci ma non abbiamo ancora imparato a vivere insieme come fratelli”
Novembre 2014 – Forse l’Italia non è un paese per stranieri. Forse neanche per vecchi. In realtà neanche i giovani ci stanno troppo bene. A pensarci bene anche gli operai, gli insegnanti e gli studenti vorrebbero ribellarsi.
Me ne stavo seduta comodamente in poltrona mentre il telegiornale passava le immagini dell’ennesimo sbarco di africani. Dietro la grata di un centro di accoglienza siciliano ragazzi e uomini con gli sguardi lucidi e smarriti se ne stavano in piedi con i loro sacchetti di plastica tra le mani. Miseri bagagli di un’intera esistenza. Giovani con gli occhi che pareva avessero già visto tutto. Ma poi ridevano: avevano gareggiato, come in una staffetta, contro la morte e l’avevano battuta. Qualunque cosa sarebbe arrivata dopo, loro ce l’avevano fatta e il dopo sarebbe stato nulla in confronto. Centinaia, migliaia di persone dirette verso chissà quale terra promessa, alla ricerca del proprio posto in questo deserto sovrappopolato che è il mondo.
Brescia, Settembre 2014 – Se da anni tra gli addetti al settore si vocifera circa la morte del rock in Italia, ho appena assistito alla sua rinascita. Parlare di risurrezione può forse apparire eccessivo, ma in campo musicale riprendere il discorso dei grandi del rock portandoli al presente con nuova luce e senza farne una caricatura è impresa ardua.
Sto parlando di Timothy Cavicchini, conosciuto dal pubblico per essere stato il vincitore morale del programma televisivo The voice of Italy.
NEW YORK – Questlove è il leader dei The Roots, band da lui stesso definita, in un eccesso di confidenza, la più cool della scena hip hop newyorkese. Ha anche dichiarato di aver coronato il sogno di lavorare con uno dei suoi miti adolescenziali: sta parlando del re del pop d’essai, Elvis Costello che dal canto suo, riferendosi al rapper, rincara la dose asserendo di essere “totalmente affascinato dalle sue idee”.
Strano che in Gran Bretagna il Re venga prima della Regina, eppure stavolta David Bowie è riuscito nell’impresa di spodestare perfino la Regina Elisabetta, celebre per le sue mise sofisticate. E non solo lei, ma anche Lord Brummell, considerato il primo dandy della Storia.
Bowie scala la classifica del Magazine britannico BBC History come ” Inglese meglio vestito di tutti i tempi”, riconfermandosi icona di stile, colui che più di ogni altro ha saputo interpretare la moda dentro la musica.