la palestinese Meera Eilabouni e l’israeliana Yael Deckelbaum
Non è per nulla facile restare obiettivi di fronte alle tragedie odierne, né tantomeno scrivere senza toccare corde sensibili che possano offendere qualcuno.
Ho sempre invidiato chi riesce a schierarsi mostrando certezze assolute che io invece non ho. Un profondo sentimento di inadeguatezza e la scarsità di mezzi di fronte a questioni così grandi mi impediscono di prendere parte a questa diatriba tra tifoserie belliche, specie quelle che si organizzano dai divani di casa.
“Riceviamo dal responsabile della Sezione Pastef della Diaspora Senegalese in Italia, Dottor Abdoulaye Ndiaye, il seguente comunicato stampa a supporto della manifestazione nazionale che si è svolta nelle principali piazze italiane a fine febbraio”.
“Recensione del romanzo Stracci di vita a New York di Franco Cilenti.
Recensire questo romanzo di Agatha Orrico ha permesso durante la lettura il riemergere di sprazzi di racconti di mio nonno materno emigrato negli Stati Uniti nella tragica epopea della fuga dalla povertà italica. Racconti di ribellione, purtroppo individuali o di piccoli gruppi allo sfruttamento più odioso, quello etnico dei ricchi e della legge nella “Patria della libertà”.
Questo primo romanzo di Agatha è impregnato di materialismo storico, di quella memoria che parte dalle vite vissute e rappresenta l’unico filone di studio concreto anche per leggere i flussi migratori di oggi repressi dall’odio razziale nella scomparsa civiltà europea.
Agatha Orrico proietta fin dalle prime righe il lettore nei vapori di una New York d’antan: quella degli anni ’30 e del Rinascimento di Harlem. La città fa da sfondo alle storie di Alberto, Maio, Jamilah, Rosalinda, Amar e altri personaggi, tra segreti inconfessabili, discriminazione, voglia di riscatto e relazioni familiari complicate.
Anni fa la lingua anglosassone ci ha regalato una nuova parola, il ghosting, che pur non essendo recente – pare che il termine sia comparso per la prima volta nel 2010 – è ancora poco conosciuta. Ghosting, come si evince dal suffisso “ghost” che in inglese vuol dire fantasma, significa volatilizzarsi, scomparire, scappare fino a diventare invisibili. E lo si fa da un momento all’altro, andandosene all’improvviso. Il silenzio prende il sopravvento, diventando prova di un definitivo distacco. Si usa soprattutto nei rapporti di coppia ma anche in quelli interpersonali.
Aprile 2021 – Di recente il Senegal è stato investito dal “caso Sonko”; spiego brevemente, per chi non avesse seguito la vicenda, cosa è successo. Ousmane Sonko, 46 anni, è il leader di Pastef, il partito di opposizione all’attuale Presidente in carica Macky Sall. Il 2 febbraio scorso scoppia uno scandalo quando
«Il problema non è la disabilità, il problema sono quelli che pensano che la disabilità sia un problema».
Nei giorni scorsi in Sardegna una donna ha ucciso i due figli disabili. Si chiamavano Paolo e Claudio Calledda e avevano 42 anni. Non starò qui a fare anch’io l’inutile cronistoria del perchè e del percome sia accaduto, né tantomeno a dare giudizi. Mi pare ingiusto cercare colpe, se proprio vogliamo individuare un responsabile è – anche – la latitanza di uno Stato che abbandona certe famiglie ai loro drammi privati, probabilmente perchè su quelle non si costruiscono fortune politiche.
“Abbiamo imparato a volare come gli uccelli abbiamo imparato a nuotare come i pesci ma non abbiamo ancora imparato a vivere insieme come fratelli”
Novembre 2014 – Forse l’Italia non è un paese per stranieri. Forse neanche per vecchi. In realtà neanche i giovani ci stanno troppo bene. A pensarci bene anche gli operai, gli insegnanti e gli studenti vorrebbero ribellarsi.
Me ne stavo seduta comodamente in poltrona mentre il telegiornale passava le immagini dell’ennesimo sbarco di africani. Dietro la grata di un centro di accoglienza siciliano ragazzi e uomini con gli sguardi lucidi e smarriti se ne stavano in piedi con i loro sacchetti di plastica tra le mani. Miseri bagagli di un’intera esistenza. Giovani con gli occhi che pareva avessero già visto tutto. Ma poi ridevano: avevano gareggiato, come in una staffetta, contro la morte e l’avevano battuta. Qualunque cosa sarebbe arrivata dopo, loro ce l’avevano fatta e il dopo sarebbe stato nulla in confronto. Centinaia, migliaia di persone dirette verso chissà quale terra promessa, alla ricerca del proprio posto in questo deserto sovrappopolato che è il mondo.
Nell’estate del 1991 un’azienda di abbigliamento newyorkese, la Kenar Enterprises Ltd., si reca in Sicilia per realizzare alcuni scatti per la campagna pubblicitaria.
Dopo aver visitato varie località, i dirigenti dell’azienda optano per Savoca, un paesino di 1700 abitanti nella provincia di Messina. La modella scelta è una delle icone di quegli anni, la splendida Linda Evangelista, scelta dettata anche dal fatto che Linda si dichiara orgogliosamente italoamericana.