L’uomo divano (e i suoi malanni)

Qualche giorno fa, dopo un inutile tentativo di far partire l’auto usando le chiavi di casa e l’improvviso ritrovamento nel freezer del telecomando dell’aria condizionata, qualche ora di relax mi pareva necessaria… 😁
E allora mi sono messa a leggere in santa pace uno di quei giornali scemi dove la notizia più interessante è che Malgioglio si è beccato il maldipancia per aver mangiato cozze avariate in un ristorante cinese di Roma.
Malgiò, certo che anche tu però…

Tra un articolo che comparava il toupet di Brigitte Macron con quello di Donald Trump, e il kamasutra secondo Fabrizio Corona, mi capita tra le mani questo interessantissimo articolo che divide gli uomini fedigrafi in categorie.
Secondo la scrupolosa giornalista esistono ben 4 categorie di uomo da cui stare alla larga: il macho, il nerd, il mammone e il traditore.
Wow…oddio, decidere quale di queste categorie sia peggio sarebbe come dover stabilire se è più scemo Amadeus o i suoi quiz.

Così ad acchito elimino subito il mammone dalla lista delle preferenze: già me lo immagino sull’androne di casa con mammà affacciata dal tinello che gli intima di tornare su a mettersi la canotta che sono i giorni della merla.
Sul traditore non ho dubbi, lo cancello con una bella X.
L’ideale sarebbe macho con nerd incorporato, che può sempre tornare utile se ti si blocca il pc, ma mi sa che questa opzione non viene contemplata.

Eppure, cara la mia giornalista, all’elenco manca lui: l’uomo divano.

Sì perchè, ragazze mie, l’uomo divano è un caso che andrebbe studiato cli-ni-ca-men-te.
Essendo un gran lavoratore che rientra sempre stanco, gli unici sport che concepisce li fa in casa, e sono la riproduzione del lancio del giavellotto con le scarpe e il doppio salto carpiato sull’amato pezzo di arredo da lui scelto personalmente.
Da quella postazione fa tutto: risponde alle mail, riceve telefonate, scarica film…e soprattutto dirige come un direttore d’orchestra ciò che deve fare lei, sostituendo subdolamente l’imperativo con il condizionale: mi guarderesti… mi controlleresti…mi passeresti (qui di solito si riferisce al telecomando).
La cosa peggiore è quando gli piombi in casa all’improvviso, perché l’uomo sul suo divano si lascia un tantino andare assumendo con quella barba lunga le sembianze di un Padre Pio in mutande strafatto di crack.
L’uomo divano lo distingui perché conosce a memoria tutte, e dico tutte le pubblicità; su di lui hanno quasi un potere ipnotico, al punto che non dimenticherò mai che fu un mio ex ad insegnarmi che cos’è il perborato. Un altro al supermercato mi impedì di comprare gli assorbenti con le ali perché rovinano il pizzo degli slip. Giuro.

Il maschio divano, che d’ora in avanti chiamerò divanomane , è un amante di tutta quella filmologia pulp-splatter americana con inseguimenti iperbolici. Che poi sono film assurdi dove il protagonista si da i punti di sutura da solo con lo spago per legare il polpettone mentre sta morendo dissanguato. O l’altro che uccide il cattivo trapassandolo da parte a parte con il black & decker come se fosse un mobile dell’Ikea. Non parliamo poi delle protagoniste femminili di questi film, che riescono a balzare coi tacchi a spillo dentro a una macchina in corsa lanciandosi da un autobus e riuscendo perfino ad avere un rapporto sessuale con uno sconosciuto sexy mentre lui sta al volante, ovviamente dopo essersi sfilate il push up in un colpo solo.
Che poi diciamocelo, non è che il vostro lui tragga ispirazione da queste pellicole trasformandosi in Rambo, se gli basta il miagolio di un gatto per credere che un pericoloso killer assassino stia cercando di forzare la porta!

Ai film splatter il divanomane alterna ore, se non giornate intere, a guardare programmi pseudo scientifici sulle scie chimiche e gli scoiattoli albini, scelte che lo trasformano, a suo dire ovviamente, in un tuttologo (delle castronerie più assurde, ma vabbè).
E se può trascorrere interi week-end visionando programmi dove gli viene spiegato come si costruisce in casa un utilissimo super processore meccanico robotizzato con ventola a dissipatore automatizzante, state certe che, se vi sedete accanto a lui per guardare un film che piace a voi, come per magia si addormenterà nel giro di cinque-minuti-cinque come un ghiro sedato da un’overdose di sonniferi.

Per ovviare ai sensi di colpa per le troppe ore passate acciambellato, di tanto in tanto allena le membra intorpidite con strambi esercizi di stiramento, senza muoversi dalla sua postazione, emettendo grugniti ed indecifrabili espressioni triviali ad ogni arto che scrocchia.
Ed è proprio da questo piccolo esercizio fisico che prende il sopravvento una sotto-categoria di maschio: il divanomane malato (che poi secondo me è il peggiore).
Nonostante egli passi gran parte del suo tempo libero a fare la siesta, non si sa come e non si capisce quando, accumula malanni fastidiosissimi, tanto che la fatidica frase “come stai” potrebbe benissimo essere sostituita da un laconico “COSA ti senti oggi?”. Non che abbia un malanno preciso, in realtà li ha un po’ tutti, come se squadroni di microbi addestrati da un esercito della Feldgendarmerie facessero a gara per attaccarlo.
“Ma che ti senti?”
“Che male!! Non ce la faccio più, credo sia grave. Ho un dolore che mi parte dalla tempia, si innerva giù fino al collo, mi prende la trachea e giù giù s’irradia fino alla coscia per farmi solleticare le dita del piede destro….ma non saprei spiegarti di preciso di cosa si tratta! Sarà meglio che mi riposi un pò prima che intervengano complicazioni… potrebbe trattarsi di infarto”.
Già.
Una volta erano le donne a fingere l’emicrania, ora sono i mariti a farsi venire il mal di testa se non hanno voglia di portarti fuori: rimpiango i tempi della rivoluzione francese quando c’era la ghigliottina, un taglio e zac…! 😁
(di Agatha Orrico ) 

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